Conoscere la password ed utilizzarla per accedere ad un sistema informatico non sempre esime da responsabilità.
Secondo la Corte di Cassazione, espressasi con una recente sentenza in merito alla sussistenza del reato di accesso abusivo ad un sistema informatico previsto dall’art. 615 ter c.p., non rileva la circostanza che le chiavi di accesso al sistema informatico protetto siano state comunicate all’autore del reato, in epoca antecedente rispetto all’accesso abusivo, dallo stesso titolare delle credenziali, qualora la condotta incriminata abbia portato ad un risultato certamente in contrasto con la volontà della persona offesa ed esorbitante l’eventuale ambito autorizzatorio.
Nel caso in esame i Giudici hanno ritenuto esente da censure la sentenza di condanna dell’imputato che, dopo aver acceduto al profilo “Facebook” della ex moglie avvalendosi delle credenziali a lui note, aveva preso conoscenza delle conversazioni riservate della donna e aveva poi cambiato la “password” al fine di impedirle di accedere al noto “social network“.